Autodromo di Monza scopri l'AUTODROMO

Per tutti coloro che devono raggiungere l'Autodromo e non sanno dove lasciare nelle immediate vicinanze il proprio veicolo, evitando di rimanere in coda per ingorghi causati da strade chiuse al traffico e  da orari di punta per inizio/fine manifestazioni, ricordiamo che il ns. parcheggio si trova a soli 200 mt. dall'ingresso al Parco (Porta Vedano) e che è addirittura possibile riservare un posto al proprio veicolo, completamente al coperto, agibile 24h e in massima sicurezza ! (guarda nei Servizi "POSTO RISERVATO)

Parliamo ora dell'Autodromo:
é un circuito automobilistico situato all'interno del Parco di Monza famoso a livello internazionale per ospitare a settembre di ogni anno il Gran Premio d'Italia di Formula 1, organizzato dall'Automobile Club di Milano.
E' il circuito più vecchio del mondo.
Nel gennaio 1922 fu fatto costruire in soli 110 giorni dall'Automobile Club di Milano per commemorare il venticinquesimo anniversario dalla fondazione.
Fu costituita la società SIAS (Società Incremento Automobilismo e Sport) a capitale privato e presieduta dal senatore Silvio Crespi.
Il primo giro completo di pista fu percorso il 28 Luglio da Pietro Bordino e Felice Nazzaro su una Fiat 570.
Si trattava del terzo circuito permanente realizzato al mondo, preceduto solo dalla pista americana di Indianapolis (1909) e da quella inglese di Brooklands (1907), oggi non più esistente essendo caduto in disuso nel 1939 alla vigilia della secondo conflitto mondiale e definitivamente chiuso nel 1945.
Il progetto preliminare prevedeva un tracciato a forma di "8" della lunghezza di 14 km, ma a causa dell'impatto sul Parco Reale si decise invece di approvare un progetto che utilizzasse in gran parte le preesistenti strade del Parco e limitasse l'abbattimento degli alberi.
Tale progetto, redatto dall'ingegner Arturo Mercanti, allora direttore dell'Automobile Club di Milano, dall'ingegner Alfredo Rosselli e dall'ingegner Piero Puricelli, prevedeva un circuito costituito da due anelli che potevano essere utilizzati insieme, alternando un giro dell'uno a un giro dell'altro (il rettilineo d'arrivo era in comune e, in questo caso, veniva diviso in due corsie), oppure separatamente: una pista stradale di 5.500 metri con sette curve, e un anello di alta velocità di forma ovale con due curve sopraelevate, lungo 4.500 metri.
Nei primi anni il Gran Premio d'Italia si svolse sul circuito completo di 10 km; ma dopo il gravissimo incidente avvenuto nel 1928, nel quale il pilota Emilio Materassi perse il controllo dell'auto sul rettilineo d'arrivo e piombò in mezzo al pubblico assiepato a bordo pista uccidendo 20 spettatori e ferendone oltre 40, vennero effettuate diverse variazioni al tracciato per ridurne la velocità.
Una di queste è il Circuito Florio, disegnato dal conte Vincenzo Florio nel 1935, che unisce in modo originale tratti dell'Anello di alta velocità e dello Stradale, interrotti da varie chicanes.
Nel 1939 fu rifatta gran parte della pista.
L'anello di alta velocità fu demolito, e la pista stradale fu modificata spostando più avanti la "Curva del Vialone" che adesso non immetteva più le auto sul vialone centrale del parco, ma su un nuovo rettilineo più lungo e parallelo a quello di cui sopra.
Posto più a ridosso dei box questo nuovo rettilineo (denominato Rettifilo Centrale) conduceva a due nuove curve a gomito che immettevano sul rettilineo d'arrivo (sostituendo l'originaria curva sud), collocate all'altezza della vecchia Sopraelevata Sud e pavimentate in pavé, furono battezzate "curve del porfido".
La lunghezza del circuito diventò di 6.300 metri.
Nel dopoguerra (1955) venne realizzato un nuovo anello di alta velocità, tuttora esistente anche se non viene più utilizzato per le competizioni, con curve sopraelevate in cemento armato a pendenza crescente verso l'esterno: la fascia esterna ha una pendenza dell'80%.
La Sopraelevata Nord fu riedificata nel medesimo luogo, mentre si decise di avvicinare ai box la Sopraelevata Sud, per lasciare il Viale Vedano del Parco Reale alla libera circolazione.
Tale scelta impose una nuova modifica alla pista stradale: in particolare le due curve del porfido (che impegnavano il Viale Vedano) furono eliminate e sostituite da un'unica curva con sviluppo di 180 gradi, chiamata Parabolica per il suo tracciato a raggio crescente, molto simile ad un arco di parabola. Il circuito completo ritornava ad avere la lunghezza di 10 chilometri: stavolta 5.750 metri per la pista stradale e 4.250 per l'anello di alta velocità.
Sepre nel 1955, durante una sessione di prove private, perse la vita il pilota Alberto Ascari.
La dinamica dell'incidente, al quale non assistette alcun testimone, non è mai stata del tutto chiarita.
La curva dove avvenne il fatale schianto, in precedenza chiamata curva del Vialone, fu ribattezzata curva Ascari in ricordo del campione scomparso.
Il Gran Premio d'Italia si svolse per l'ultima volta sul circuito completo nel 1961 per poi correre solo sulla pista stradale. L'anello di alta velocità, che nel 1957e 1958 aveva ospitato anche una "500 miglia" corsa da piloti europei e americani, continuò per alcuni anni ancora ad essere utilizzato per gare di altre categorie, quindi fu abbandonato definitivamente.
Tuttavia non è mai stato demolito e teoricamente sarebbe ancora percorribile (ma la pavimentazione delle curve sopraelevate col tempo si è molto rovinata).
Sempre nel 1961 vi fu l'incidente nel quale il pilota della scuderia Ferrari, Wolfgang Von Trips, perse la vita insieme a dodici spettatori sul rettilineo opposto, prima della Parabolica.
Questo è a tutt'oggi il più grave incidente mai avvenuto in una gara valida per il campionato mondiale di Formula 1.
Un?altro incidente tristemente noto è quello in cui nel 1970 morì il pilota austriaco Jochen Rindt.
Durante le qualifiche del sabato il pilota era in quel momento in testa alla classifica mondiale generale e non fu più raggiunto da nessuno nelle gare successive, diventando così l'unico Campione del Mondo postumo nella storia del campionato di Formula 1.
Negli anni '70, crescendo sempre più la velocità (nel Gran Premio del 1971 fu superata la media dei 240 km/h) e con essa la pericolosità del tracciato, si resero necessari nuovi interventi per rallentare la pista: dapprima furono realizzate delle chicane provvisorie, quindi nel 1976 si costruirono tre varianti permanenti in altrettanti punti del tracciato (sul rettilineo dei box, alla curva della Roggia e alla curva Ascari).
La lunghezza della pista aumentò lievemente e diventò di 5.800 metri.
Ulteriori interventi per migliorare la sicurezza furono effettuati nel 1994, 1995 e 2000 con il relativo rifacimento della variante Goodyear (quella posta sul rettilineo dei box), quella della Roggia, la curva Grande e le due curve di Lesmo. Negli stessi anni furono anche costruiti nuovi box, più grandi e più moderni.
Dopo le ultime modifiche la lunghezza del tracciato è oggi di 5.793 metri.

DESCRIZIONE DEL CIRCUITO:
Il tracciato di Monza conta ben quattro lunghi rettilinei dove le vetture di Formula 1 superano abbondantemente i 300 km/h. Per questo motivo deve essere affrontato con la macchina particolarmente "scarica" ed è noto tra gli appassionati come il tempio della velocità.
Essendo stato realizzato all'interno di un parco l'autodromo presenta poi una caratteristica particolare:
infatti quando i piloti passano nelle zone alberate devono tener conto della differenza di visibilità causata dall'ombra delle piante.
Dal 1991, con le modifiche al circuito inglese di Silvertone, il tracciato di Monza è il più veloce tra quelli iridati: l'attuale record ufficiale del circuito è stato stabilito nelle prove del Gran Premio d'Italia 2004 da Rubens Barrichello alla media di 260,395 km/h.

La pista nel suo tracciato attuale presenta le seguenti curve 
(le velocità indicate si riferiscono a vetture di Formula 1):

variante Goodyear (o variante del rettifilo):
una strettissima curva a destra di 90 gradi, seguita da un'altrettanto stretta curva a gomito a sinistra.
Dal rettilineo dei box si arriva lanciati ad oltre 350 km/h, con una lunghissima frenata si decelera a soli 70-80 km/h per affrontare questa "esse".
curva Biassono (già curva Grande o Curvone):
una lunga curva a destra dal raggio molto ampio (c.a 300m.)
Vi si arriva in piena accelerazione dalla variante Goodyear e si percorre "in pieno" senza alcuna difficoltà.
variante della Roggia:
anch'essa è posta in fondo a un lungo rettilineo (oltre 1 km con l'acceleratore a fondo comprendendo anche la curva Biassono) sul quale si toccano i 330 km/h.
Con un'altra lunghissima frenata si decelera a 110-120 km/h per affrontare una esse sinistra-destra molto stretta, meno stretta tuttavia della prima variante.
prima curva di Lesmo:
a soli 200 metri dall'uscita della Roggia vi si arriva a velocità non troppo elevate, è una curva a destra di 75 metri di raggio che si percorre a circa 180 km/h.
seconda curva di Lesmo:
segue di 200 metri la prima. In passato era uno dei punti "mitici" del circuito: vi si arrivava in piena accelerazione e si entrava in curva a quasi 300 km/h, solo i migliori piloti riuscivano a percorrerla "in pieno".
Con le modifiche del 1994-95 è stata molto rallentata, oggi ha solo 35 metri di raggio e si percorre a circa 160 km/h.
curva del Serraglio: è una lievissima piega a sinistra dal raggio estremamente ampio (oltre 600 metri).
Il rettilineo successivo incrocia, con un sottopassaggio, la curva Sopraelevata Nord dell'anello di alta velocità.
variante Ascari:
vi si arriva tenendo premuto l'acceleratore fin dalla seconda di Lesmo, anche qui si toccano i 330 km/h.
Dopo la frenata si affrontano in rapida successione tre curve a sinistra-destra-sinistra che immettono sul rettilineo opposto ai box. Sono curve a raggio abbastanza ampio che si percorrono a velocità intorno ai 200 km/h.
curva Parabolica:
nel rettilineo che conduce a questa curva si toccano nuovamente i 330 km/h, quindi si frena per entrare in curva a circa 180 km/h.
La curva è molto lunga e a raggio via via crescente: dopo aver superato la parte più stretta si può percorrere il tratto finale in piena accelerazione, scorrendo verso l'esterno e imboccando il rettilineo d'arrivo a velocità già molto elevate.

Per le corse delle categorie minori viene usata la cosiddetta "pista Junior":
si tratta di un circuito più breve, che utilizza un tratto del rettilineo d'arrivo, il rettilineo opposto e la Parabolica. L'anello è chiuso da un raccordo che, staccandosi dal rettilineo d'arrivo circa 200 metri dopo i box, si immette sul rettilineo opposto subito dopo la variante Ascari.
Il raccordo presenta tre curve, la prima a destra, la seconda a sinistra, la terza ancora a destra. La lunghezza della pista Junior è di 2405 metri.

Sul circuito di Monza si svolgono ogni anno altre importanti competizioni motoristiche, tra cui:

- 1000 km di Monza Prototipi e Gran Turismo (aprile)
- Campionato mondiale di Superbike (maggio, 2°domenica)
- GP 2 erede della F2 monoposto (3gg. precedenti al GP. F1)
- Gran Premio d'Italia Formula 1 (settembre, 2°domenica)
- FIA WTCC  Campionato del mondo vetture turismo(ottobre)
- Monza Rally Show (novembre)


L'Autodromo si trova all'interno del Parco di Monza e questo ha comportato alcuni problemi di impatto ambientale.
Già al tempo della sua costruzione, per intervento delle autorità competenti, il progetto originale, che prevedeva un circuito lungo circa 14 km, dovette essere scartato e sostituito da uno di minore impatto, lungo 10 km e che sfruttava alcune strade già esistenti.
In seguito si sono presentati gli stessi problemi in varie occasioni, quando è stato necessario apportare modifiche al tracciato.
Ad esempio negli anni '70, quando fu realizzata la variante Ascari, per l'opposizione di alcuni gruppi ambientalisti si dovette lasciare a bordo pista, in un punto molto pericoloso (all'esterno della prima curva della variante), una grossa quercia che solo dopo alcuni anni si poté finalmente abbattere.

Un'altra situazione simile si è verificata nel 1994 quando, a seguito degli incidenti mortali dei piloti Roland Ratzenberg e Ayrton Senna nel Gran Premio di Imola, la FIA e i piloti imposero un adeguamento delle misure di sicurezza in tutti i circuiti del mondiale di Formula 1.
A Monza fu richiesto l'allestimento di ampi spazi di fuga all'esterno del Curvone (oggi curva Biassono) e delle due curve di Lesmo.
I lavori, che comportavano l'abbattimento di oltre 500 alberi, furono però vietati dalla Sovrintendenza ai beni ambientali.
Si rischiò seriamente la cancellazione del Gran Premio d'Italia, che avrebbe comportato in pratica la chiusura dell'Autodromo (gli incassi del Gran Premio infatti ne sono la principale fonte di finanziamento). La situazione venne sbloccata dall'intervento del Presidente della Regione Lombardia, Roberto formigoni:
si realizzò un progetto di minore impatto, che a prezzo di alcune modifiche al tracciato (in particolare il restringimento della seconda curva di Lesmo è stato molto rimpianto dagli appassionati) riduceva il numero di alberi da tagliare a circa 100.
A compensazione furono piantati nuovi alberi in altre zone del parco.
Un altro problema è quello del rumore, lamentato da alcuni residenti dei vicini paesi di Vedano al lambro e Biassono:
negli ultimi anni vi sono stati diversi ricorsi alla magistratura, con l'intento di imporre un limite alle emissioni sonore.
Nel 2006 il magistrato, giudicando su uno di questi ricorsi, ha vietato la circolazione in pista a tutte le vetture a scarichi aperti: di nuovo, poiché questo comprende le auto di Formula 1 e di diverse altre categorie, questo provvedimento metteva a rischio l'esistenza dell'Autodromo.
Anche in questo caso è intervenuta la Regione Lombardia, che ha approvato una legge regionale che deroga al divieto per un certo numero di giorni all'anno, sufficiente perché l'Autodromo continui a svolgere la sua normale attività.

Il percorso dell'Autodromo, quando non è impegnato per le corse, è aperto alla circolazione turistica in auto, in moto, in bicicletta e a piedi, previo il pagamento di un biglietto specifico secondo calendario.
(ingresso Vedano al Lambro - Ufficio Pista) 

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